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Druido
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Il mwcqdruida o mwcgdruido (pl. mwcwdruidi; nei testi classici non è attestato il singolare e compaiono solo i plurali greco mwdadruidai e latini mwdqdruidae e druides) è il dignitario appartenente a una classe dirigente mwdgsacerdotale, al quale competevano, tra i mwdwCelti della mweaGallia e delle mweqisole Britanniche, l'adempimento di mwegriti di mwewculto comprendenti anche il mwfasacrificio umano, l'interpretazione degli mwfqauspici, la conservazione e la trasmissione del sapere tradizionale, la presidenza delle assemblee religiose, l'arbitrato nelle controversie tra mwfgtribù e l'amministrazione della giustizia civile e criminale (in particolare nei casi di assassinio).cite-ref-1[1]

Contents

Fonti
Note

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Fonti

Le nostre conoscenze sui druidi si fondano su una documentazione quantomai complessa e a volte contraddittoria, composta, da un lato, da testimonianze mwhgarcheologiche, mwhwiconografiche ed mwiaepigrafiche (utili solo ad inquadrare i druidi nella loro cornice culturale) e, dall'altro, da fonti letterarie, distinguibili in questo caso in testi classici e fonti in lingue celtiche (antico irlandese e gallese).cite-ref-2[2] È doveroso però sottolineare come le informazioni fornite dai geografi e dagli storici greci e latini, nonostante il loro carattere frammentario e a volte idealizzante, siano giudicate più degne di fede delle antiche fonti mwjqletterarie irlandesi e mwjggallesi, in cui la figura dei druidi riveste un ruolo marginalecite-ref-j-t-kock-611-3-0[3] ed è investita di poteri magici. A sua volta, tra le fonti classiche, la testimonianza di mwkwGiulio Cesare è sicuramente la più ampia e la più organica, ma non va dimenticato che "Cesare non si interessava dell'etnografia gallica come tale"cite-ref-4[4] e che i brani etnografici contenuti nel libro VI del suo mwmqmwmgDe bello Gallico sono piegati a convenzioni letterarie e, soprattutto, a finalità politiche.cite-ref-5[5] Non poca ambiguità è ingenerata poi nei testi classici dall'utilizzo del termine greco Γαλάταιmwnw (mwoaGalati), che in senso stretto definiva le popolazioni celtiche emigrate nel III secolo a.C. in mwoqAsia Minore, ma di cui spesso gli autori si servivano in alternativa all'mwogetnonimo mwowGalli: di incerta interpretazione risulta pertanto la notizia riportata da mwpaDiogene Laerzio circa l'esistenza dei druidi sia tra i Κελτοί mwpq(Kmwpweltoi) sia tra i Γαλάταιmwqa (Galatai), poiché, tradotto alla lettera, il passo consentirebbe di ipotizzare una più estesa presenza dei druidi nel mondo celtico o quantomeno tra i Galati della penisola anatolica.cite-ref-6[6] Nonostante le attestazioni letterarie siano dunque a tal punto parziali da non consentirci neppure di delineare con certezza l'area di diffusione del sacerdozio druidico e benché le fonti archeologiche ed epigrafiche risultino di carattere puramente sussidiario, non si può non rilevare come queste testimonianze abbiano fornito nel corso dei secoli ampia materia a eruditi, poeti e artisti per ogni genere di speculazione, mistificazione e fantasticheria.cite-ref-7[7]

Le testimonianze archeologiche

Benché sia sempre particolarmente arduo stabilire una correlazione tra un reperto materiale e un rituale religioso, è indubbio che non pochi rinvenimenti archeologici concorrono perlomeno a corroborare la veridicità delle fonti scritte in relazione al carattere particolarmente cruento dei rituali druidici. Sono stati portati alla luce infatti, tanto in Provenza, quanto nella Germania meridionale, dei mwswsacelli decorati da nicchie con, incastrati all'interno, interi corpi umani o, più spesso, teschi recisi.cite-ref-8[8] Parimenti il rinvenimento in varie località francesi, tedesche ed inglesi, di teste recise precipitate all'interno di pozzi e calderoni votivi sembrerebbe confermare il rituale sacrificale dei druidi al dio celtico mwuaTeutates/Toutatis, cui fanno riferimento tanto le fonti scritte (in questo caso gli mwuqscoli, cioè le glosse a commento, del testo di mwugLucano), quanto, forse, le raffigurazioni del mwuwcalderone di Gundestrup.cite-ref-9[9] Dei resti umani figuravano tra i trofei d'armi con cui erano ornate le pareti del santuario celtico di mwwaGournay-sur-Aronde in cui gli archeologi hanno portato alla luce più di 300 armature complete.cite-ref-10[10]

Le testimonianze iconografiche ed epigrafiche

Va precisato preliminarmente che, poiché il termine di "druido" non ricorre in nessuna delle iscrizioni dedicatorie di età romana dalle quali evinciamo i nomi di ben 374 divinità celtiche, ogni correlazione tra questi sacerdoti e una qualsivoglia raffigurazione o immagine sacra si riduce ad una semplice ipotesi.cite-ref-11[11] Anche in questo caso, tuttavia, quantomeno a conferma del ruolo e del rilievo attribuiti dagli autori classici al sacerdozio druidico, qualche elemento di prova può essere desunto per confronto con la dignità, epigraficamente ben attestata, che gli subentrò e che divenne il simbolo dell'unità religiosa della Gallia sotto l'egida del culto imperiale romano: la prestigiosissima carica di "mwywsacerdos Romae et Augusti ad aram quae est ad conflentes Araris et Rhodani" (o semplicemente "mwzaad confluentem") con cui il potere romano sembra avere inteso compensare i notabili gallici della soppressione del druidismo. A tale "mwzqSacerdote di Roma e di Augusto presso l'altare sito alla confluenza della Saona e del Rodano" spettava infatti la presidenza del Concilio delle Tre Gallie ("mwzgconcilium Trium Galliarum"), ossia di un'assemblea che, rievocando le antiche adunanze della Gallia indipendente, si riuniva il 1º agosto, giorno sacro al dio mwzwLúg, a mwaaLugdunum, l'attuale mwaqLione, presso l'altare che sorgeva nel Santuario delle Tre Gallie alla confluenza di mwagRodano e mwawSaona (lat. mwbaArar).cite-ref-12[12] Fu dunque a partire dal 12 a.C. che la festa di Roma e di Augusto si sostituì nelle Gallie alla festa celtica nota in gaelico col nome di mwcqLughnasadhcite-ref-13[13].

I testi greci e latini

Di diverso valore e grado di faziosità, le testimonianze letterarie classiche relative ai druidi possono essere distinte in due gruppi di testi: troviamo infatti, da un lato, un filone di riferimenti storico-etnografici riconducibili all'opera del filosofo stoico mweaPosidonio di mweqApamea (135-50 a.C.) e, dall'altro, una serie di scritti ascrivibili alla tradizione scolastica alessandrina di I secolo d.C. Mentre in questi ultimi la figura dei druidi viene ampiamente idealizzata e identificata con quella di filosofi mwegpitagorici credenti nella mwewmetempsicosi, è dalla tradizione risalente a Posidonio che possiamo ricavare la maggior parte delle informazioni afferenti alle usanze di questi sacerdoti. Dal filosofo stoico, il quale dedicò il XXIII dei 52 libri delle sue "Storie" ai Celti e alle loro tradizioni, dipendono infatti in larga misura le notizie sui druidi contenute nelle opere di mwfaStrabone (63 a.C. -21 d.C.), di mwfqDiodoro Siculo (60-30 a.C.) e, in parte, dello stesso mwfgGiulio Cesare; così come è al filone di studi posidoniani che vanno collegate le tradizioni tramandate da mwfwTimagene (I sec. a.C.) e riprese dallo storico del IV secolo d.C. mwgaAmmiano Marcellino, nonché le informazioni cui attinse il geografo mwgqPomponio Mela (I sec. d.C.), il passo in cui mwggPlinio il Vecchio (23-79 d.C.) parla di magia druidica e, infine, i riferimenti ai druidi contenuti negli mwgwAnnali di mwhaTacito (56-120 d.C.).cite-ref-14[14] Al contrario, la visione idealizzata del druida-filosofo cara alla tradizione scolastica di Alessandria d'Egitto e trasmessa attraverso gli scritti di mwiqDione Crisostomo (40-120 ca. d.C.) e di mwigDiogene Laerzio (180-240 d.C.) ai primi Padri della Chiesa (mwiwClemente Alessandrino, mwjaCirillo e mwjqOrigene)cite-ref-15[15]cite-ref-0-16-0[16] ha contribuito non poco, come si è detto, alla creazione dell'immagine del druida, campione di libertà e depositario di arcani saperi, cara nel tempo a primitivisti, mwlwromantici, mwmanazionalisti e neopagani celtisti.

Le fonti celtiche

Seppure diversissime dalle fonti classiche e benché in larga misura incomprensibili agli stessi scrivani che le trascrissero nell'Alto medioevo, le antiche versioni in celtico, nonostante i limiti cui sopra si è accennato, non solo confermano l'importanza sociale del sacerdozio druidico,cite-ref-17[17] ma avvalorano le nostre conoscenze almeno in merito all'interpretazione degli auspici e alla trasmissione del sapere sacro e profano da parte dei druidi. Si tratta tanto di antichi racconti gallesi noti come mabinogi, quanto di leggende irlandesi raccolte nel mwoaCiclo dell'Ulster e in quelli di mwoqFinn e di mwogArtù, che, trasmessi oralmente per secoli e trascritti solo nell'XI secolo, lasciano intravedere, tra gli elementi di origine mitica e gli abbellimenti propri del genere epico, anche i riflessi del mondo celtico del V-VI secolo sopravvissuto alla romanizzazione: un mondo illetterato, primitivo e pagano in cui i druidi condividevano con i mwowbardi ed altri sapienti un rango sociale inferiore soltanto alla nobiltà.cite-ref-18[18] Riveste di sicuro un certo interesse in tal senso un personaggio di primo piano del ciclo dell'Ulster, mwqaCathbad: divenuto druida dopo essere stato il capo di una schiera di guerrieri, lo vediamo fungere da consigliere del re dell'Ulster (suo figlio mwqqConchobar), prendere per primo la parola nelle riunioni, insegnare ai discepoli la sapienza tradizionale, consigliare i giovani guerrieri nella scelta delle armi, trarre gli auspici e prevedere il futuro, pronosticando il successo in guerra dell'eroe divino da lui insignito del nome onorifico di mwqgCú Chulainn (cane da caccia di Culann), ma anche vaticinando il tragico destino dell'eroina mwqwDeirdre.cite-ref-19[19] Il dato più significativo che si può dedurre dagli antichi poemi irlandesi – come del resto dalle fonti agiografiche, come la mwsaVita di san Patrizio, o dalle storie medievali come l'mwsqHistoria Brittonumcite-ref-20[20] di mwtgNennio – va però identificato nella progressiva relegazione, in un mondo ormai cristiano, del druida, declassato dal rango di sacerdote a quello di mago in grado di preparare pozioni dell'oblio, di levarsi in volo e di assoggettare al suo volere gli elementi della natura: non è quindi un caso che il termine mwtwirlandese moderno per "magia", mwuadraíocht, derivi attraverso l'mwuqirlandese antico mwugdruídecht da mwuwdruí, antico irlandese per "mago" (plurale mwvadruid, si veda anche il gallese mwvqdryw, "veggente").

Origine del nome

Le possibili origini mwwaetimologiche della parola mwwqdruido sono molte e si dubita abbastanza che la parola possa essere antecedente alle mwwglingue indoeuropee. Si pensa che la parola derivi dall'unione di due parole celtiche: "mwwwduir", che vuol dire quercia, e "mwxavir", una parola che significa "saggezza". Plinio ci dà una prima etimologia della parola collegandola alla radice greca della parola quercia, nel libro che porta il titolo Storia Naturale (Naturalis Historia XVI, 249-251). "Orbene, quercia in gallico si dice mwxqdervo, mwxgdaur in gaelico, mwxwderw in gallese." "la parola non può che risalire ad un antico celtico mwyadruwides che si può scomporre in dru, prefisso accrescitivo di valore superlativo (che si trova anche nel francese mwyqdru "folto", "fitto", "forte"). Cosa non del tutto arbitraria, considerato che i celti dell'odierna Francia avevano intensi rapporti culturali e commerciali con i greci della vicina città greca di Massalia (l'odierna Marsiglia), e usavano l'alfabeto greco per scrivere; aspetto testimoniato da Cesare nel capitolo 14 del VI libro del De bello Gallico. Ciò ha portato a supporre che mwygdruid- derivasse dal greco drus, quercia, e dal suffisso indoeuropoeo (e greco) mwyw-wid "sapere", "scienza", per cui il senso complessivo sarebbe "coloro che sanno per mezzo della quercia", "gli studiosi della quercia", (dal punto di vista religioso-simbolo). Una delle opinioni più diffuse cita "I druidi sono i molto veggenti o i molti sapienti, ciò che sembra conforme alle diverse funzioni loro attribuite" (J. Markale, il druidismo, Milano 1997).

Ruolo sociale

La loro influenza era sia sociale sia religiosa. I druidi non possedevano solo un ruolo mwzgsacerdotale; spesso erano anche maestri, mwzwgiudici e consiglieri del mw0are. I druidi collegavano i celti con i loro numerosi mw0qdèi, erano responsabili del calendario mw0glunare e guardiani del "sacro ordine naturale". Con l'arrivo del mw0wCristianesimo in ogni regione, questi compiti furono assunti dal mw1avescovo e/o dall'mw1qabate.

Del sistema di credenze amministrato dai druidi in epoca pre-cristiana, e del loro percorso di formazione, si hanno pochissime notizie.cite-ref-j-t-kock-611-3-1[3] Non è mw2wtramandato infatti alcun resoconto diretto ed è anzi probabile che fonti simili non siano mai esistite, visto, a dire di mw3aGiulio Cesare, il particolare atteggiamento negativo dei druidi nei confronti della tradizione religiosa, una materia sottratta alla scrittura e affidata a un complesso sistema mnemonico in versi.cite-ref-j-t-kock-611-3-2[3] Le uniche fonti scritte da un'epoca in cui il sistema religioso druidico era ancora vivo provengono dal mondo della storiografia mw4qgreco-mw4gromana.cite-ref-j-t-kock-611-3-3[3]

Da quel poco che conosciamo delle pratiche druidiche, esse appaiono profondamente legate alla tradizione e conservative, nel senso che i druidi custodivano gelosamente i loro segreti.

Ora è impossibile giudicare se questa riservatezza abbia avuto profonde radici storiche e sia stata generata nelle trasformazioni sociali di quel periodo, o se ci sia stata discontinuità con una innovazione importante nella religione druidica.

I druidi non erano tutti uguali. Oltre al capo supremo, cui accenna anche Cesare (6,13) l'intero collegio sacerdotale era diviso in tre diversi gradi: il livello superiore era formato dai druidi propriamente detti, ministri addetti al culto ed ai sacrifici, giudici e consiglieri dei nobili più potenti, definiti solitamente dai greci "filosofi"; quello intermedio da poeti cantori (o bardi), narratori di miti e tradizioni, che accompagnavano i soldati in guerra e celebravano le gesta di eroi; il livello inferiore era formato da semplici indovini, detti anche maghi, che si occupavano della parte materiale del culto e dei sacrifici, oltre che alla divinazione, e avevano cognizione di medicina ed astronomia. Si ha infine notizia di sacerdotesse druide.

Pratiche religiose dei druidi

Della letteratura orale druidica di canzoni sacre, formule per preghiere e incantesimi, regole per la divinazione e per la magia, non è sopravvissuto nulla, neppure in forma tradotta; non esiste neppure una leggenda che sia stata tramandata in una forma che potremmo chiamare druidica pura, ovvero senza modifiche e reinterpretazioni cristiane. A volte, i druidi effettuavano sacrifici umani per propiziare le divinità prima di una battaglia, o per leggere la volontà degli dei nel sangue che gocciolava. Parte della pratica religiosa tradizionale rurale può tuttavia ancora essere riconosciuta sotto la superficie della successiva mw8ainterpretazione cristiana, e sopravvive in feste come mw8qHalloween, le bambole di granoturco e altri rituali legati al raccolto; nei miti di mw8wPuck o del woodwose (una sorta di mw9qSasquatch), nelle credenze circa le piante gli animali "fortunati" e "sfortunati", e così via. Tuttavia, è sempre difficile identificare esattamente l'epoca e il contesto culturale a cui si devono far risalire tradizioni come queste, trasmesse oralmente.

Notizie storiche dai romani

Nel mw-amw-qDe bello Gallico di mw-gGiulio Cesare si trova il più antico e completo resoconto circa i druidi. Cesare dedica ai druidi ben due capitoli del VI libro del mw-wmw-aDe bello Gallico, il 13 e 14, per poi ritornare sull'argomento nei capitoli 16-18, a testimonianza dell'importanza e del ruolo sociale che questo collegio sacerdotale ricopriva nel mondo celtico. Cesare nota che gli uomini di rango in mw-qGallia appartenevano alla classe dei druidi o a quella dei nobili, e che queste due categorie erano separate. I druidi costituivano una classe sacerdotale istruita, ed erano i guardiani delle antiche leggi non scritte; avevano il potere di giudicare, di scomunicare dalla società ed erano responsabili dell'educazione dei giovani. Non si trattava di una casta ereditaria; erano invece esonerati dal lavoro nei campi e dal pagamento delle tasse. Il corso di studio per un novizio era molto lungo. Tutto veniva insegnato oralmente, sebbene, a quanto riporta Cesare, i Galli avessero una lingua scritta (basata sui mw-gcaratteri greci) usata per le questioni quotidiane. In effetti non esiste traccia di scritti druidici e per questo, secondo alcune fonti storiche questo tipo di cultura viene definita misterica. "Il punto essenziale della loro dottrina", scrive Cesare, "è che l'anima non muore, e che dopo la morte passa da un corpo all'altro" (vedi mw-wmwaqametempsicosi). Questo portò molti scrittori antichi a trarre la conclusione che i druidi siano stati influenzati dagli insegnamenti del mwaqefilosofo greco mwaqiPitagora. Questa annotazione non viene accantonata dalla letteratura storica moderna, che la inserisce nel contesto dei profondi mwaqmscambi culturali avuti dai mwaqqCelti con le comunità mwaquitaliote della mwaqyMagna Grecia:

«È molto probabile che l'interesse manifestato dai Celti, a partire dal secondo quarto del

IV secolo a.C.

, per le immagini di forme transitorie che vengono chiamate "metamorfosi plastiche", [...], sia stato influenzato dalle

dottrine orfiche

e

pitagoriche

che alcuni autori antichi hanno associato al pensiero dei Druidi»»

(Venceslas Kruta, Mondo greco e mondo celtico: incontro di due culturecite-ref-21[21])

Cesare (mwaq0mwaq4De bello Gallico, VI.18) nota anche che i Galli, seguendo l'insegnamento druidico,cite-ref-j-t-kock-601-22-0[22] credevano in uno spirito guardiano della tribù, da cui tutti i Galli discendevano, che era anche dio dei morti: Cesare stesso lo assimila a mwarmDis Pater.cite-ref-j-t-kock-1490-23-0[23] È probabile che un altro suo nome fosse mwargTeutates.cite-ref-j-t-kock-1490-23-1[23] Dis Pater, divinità dell'abbondanza e dell'oltretomba, era a sua volta identificato al mwar0greco mwar4Ade.cite-ref-j-t-kock-600-24-0[24]

I druidi e Cesare

Cesare non fa menzione di rapporti avuti con i druidi o di loro interferenze nei suoi piani di conquista e di organizzazione della Gallia. E tuttavia sembra che le relazioni tra Cesare e i druidi, in un primo tempo neutrali, si siano guastate intorno al 54 a.C. e che essi siano divenuti gli animatori della rivolta antiromana del 52 a.C. La storiografia moderna è perlopiù concorde, sia pure con sfumature diverse e diverse motivazioni, nell'attribuire ai druidi sia l'ispirazione sia l'organizzazione della lotta di resistenza a Roma, lotta animata da un ideale di indipendenza politica, ma anche sentita come difesa della tradizione religiosa celtica.

Sul velo di silenzio steso da Cesare circa il ruolo dei druidi nelle vicende politico-militari di quegli anni sono state invece prospettate varie e spesso contrastanti interpretazioni. Qualcuno ritiene che la digressione etnografica del VI libro, in cui s'evidenzia l'importanza dei druidi nell'organizzazione sociale dei Celti, si configurasse come un vero e proprio mwasymwascpamphlet antidruidico; al contrario altri, giudicando i druidi estranei alla rivolta antiromana, pensano che Cesare, quando parla di loro nel VI libro, volesse quasi ricompensarli della loro neutralità. Altri ancora suppongono che Cesare intendesse attenuare le basi per una futura politica di concordia, quale sarebbe stata perseguita poi da Augusto.

Quest'ultima ipotesi suscita qualche perplessità, se si pensa che nel 51 Cesare stava ancora «tirando le somme della sua grande impresa e si apprestava alla guerra civile con Pompeo» e che dunque difficilmente poteva prefigurare le linee della futura politica romana in Gallia. La sua trattazione sui druidi nel VI libro e, soprattutto, il suo silenzio su di essi nel resto dei mwaskCommentarii si possono forse spiegare con una ragione interna, cioè con l'intento di togliere ai suoi avversari politici a Roma il pretesto di presentarlo come empio violatore di ogni norma e credenza religiosa. Molte voci, infatti, correvano sulla mancanza di mwasopietas e di mwassfides dell'epicureo Cesare e sulle sue presunte violazioni sacrileghe ed egli, passando sotto silenzio il ruolo dei druidi nell'opposizione gallica alla sua impresa, mirava sicuramente a cautelarsi contro gli attacchi dei suoi nemici interni ed a neutralizzare la loro propaganda militare.

L'opinione di alcuni storici

Scrittori come mwas4Diodoro Siculo e mwas8Strabone, che conoscevano i druidi in modo più indiretto rispetto a Cesare, pensavano che la classe sacerdotale celtica includesse i druidi, i mwatabardi e i mwatevati (mwatiindovini).

mwatqPomponio Mela è il primo autore a informarci che l'educazione dei druidi era segreta e si teneva in grotte e foreste. Sappiamo che alcune zone delle foreste erano sacre e che i romani e i cristiani, per combattere la religione druidica, usavano tagliarne gli alberi e bruciarli. Ai druidi si attribuiscono a volte anche pratiche legate ai mwatusacrifici umani, sebbene questa informazione possa ricondursi alla propaganda romana. È invece accertato che i mwatcGalli facevano sacrifici umani, di solito a spese dei criminali.

La mwatkBretagna era un quartier generale del druidismo, ma una volta all'anno un'assemblea generale dell'ordine si teneva nei territori dei mwatoCarnutes in Gallia.

Cicerone parla di indovini fra i Galli, noti come druidi; egli aveva personalmente conosciuto un certo mwatwDivitiacus del popolo degli mwat0Edui. Diodoro ci informa che affinché un sacrificio fosse efficace si richiedeva la presenza di un druido come intermediario fra uomini e dei. Prima di una battaglia, i druidi spesso si interponevano fra i due eserciti e cercavano di convincere i contendenti a rinunciare allo scontro.

Un editto sui druidi

I druidi erano considerati essenzialmente non-romani: un editto di mwauaAugusto vietò ai cittadini romani di praticare riti druidici. In mwaueStrabone troviamo che sotto la dominazione romana i druidi erano ancora arbitri su questioni pubbliche e private, ma che non erano più autorizzati a giudicare casi di omicidio. Sotto il regno di mwauiTiberio, i druidi furono soppressi con un decreto del mwaumSenato, ma questo editto dovette essere in seguito rinnovato da mwauqClaudio. Nei resoconti di mwauuPlinio, l'attività dei druidi è limitata alla pratica della medicina e della magia. Si dice anche che i druidi veneravano il mwauyvischio, e che boschetti di mwaucquerce erano il loro rifugio preferito. Quando trovavano il vischio, un sacerdote vestito di bianco lo tagliava con un coltello dorato, e due tori bianchi venivano sacrificati nel luogo del ritrovamento.

Descrivendo l'attacco dei romani di mwaukSvetonio Paolino all'isola di Mona (mwauoAnglesey or mwausYnys Mon in mwauwgaelico), mwau0Tacito dice che i mwau4legionari furono terrorizzati dall'apparizione di una banda di druidi che, sollevando le mani al cielo, tuonarono terribili maledizioni sulla testa degli invasori. Il coraggio dei romani, tuttavia, ebbe la meglio sulla paura; i mwau8britanni furono messi in fuga; e i sacri boschi di Mona furono abbattuti.

Dopo il I secolo, i druidi sparirono dal continente, e i testi dell'epoca fanno riferimenti a questa casta solo in rare occasioni. mwaveAusonio, per esempio, apostrofa il mwaviretorico Attius Patera dichiarandolo con disprezzo "discendente di druidi".

La fine dei druidi

Se all'epoca di Cesare i druidi erano ancora nel pieno possesso della loro autorità e dignità, è anche vero che l'intero processo di romanizzazione della Gallia, dopo la sua conquista, portò ben presto alla scomparsa dell'antica religione celtica, con il conseguente indebolimento del prestigio dei druidi. Ritiratisi nelle loro scuole, furono poi perseguitati e soppressi dall'imperatore Claudio, che li considerava dei nazionalisti fanatici: sopravviveranno solo indovini, maghi, e ciarlatani, ma la loro arte verrà combattuta dal cristianesimo, in particolare in seguito all'affermazione di mwavuSan Patrizio.

mwavcmwavg

Gli eredi dei druidi nelle Fiandre

Le popolazioni delle mwavsFiandre e dei mwavwPaesi Bassi rimasero pagane fino a tutto il mwav0VII secolo, quando mwav4Sant'Eligio giunse in mwav8Frisia e le convertì al mwawaCristianesimo. La mwaweVita di Eligio, scritta dal suo contemporaneo e compagno Ouen, fornisce alcune immagini molto suggestive delle pratiche druidiche in quelle regioni. Ouen riporta infatti le ammonizioni che Eligio era solito rivolgere ai pagani delle Fiandre, denunciandone i costumi sacrileghi. Queste ammonizioni permettono di comprendere quali potevano essere le pratiche pagane alle quali Ouen e Eligio assistettero:

«A causa di nessuna malattia dovete consultare maghi, divinatori, stregoni o incantatori, o pensare di chiedere il loro aiuto.

Non prestate attenzione agli auguri, o agli starnuti violenti, o al canto degli uccelli. Se venite distratti mentre siete in cammino o al lavoro, fate il segno della croce e dite con fede e devozione le preghiere della domenica, e niente potrà farvi del male

Nessun cristiano si preoccupi di quale giorno partire da casa o quale giorno tornare, perché Dio ha creato tutti i giorni. Non vi è alcuna influenza nel primo lavoro del giorno o fase della

Luna

; non vi è nulla di minaccioso o di ridicolo nelle

Calende

di gennaio.

Non costruite

vetulas,

piccoli cervi o

iotticos

; non apparecchiate la notte [per l'elfo della casa (confronta

Puck

)], non scambiate doni dell'anno nuovo, non offrite bevande superflue.

Nessun cristiano deve credere all'impurità o sedere nell'incantamento, perché è opera del

diavolo

. Nessun cristiano, nella

festa di San Giovanni

o di alcun altro santo dovrà eseguire

solestitia

[riti del

solstizio d'estate

] o danzare o saltare o cantare canti diabolici.

Nessun cristiano deve invocare il nome di demoni, di

Nettuno

o

Orco

o

Diana

o

Minerva

o

Geniscus

o credere in alcun modo in cui questi esseri inetti. Nessuno dovrebbe passare nell'ozio il giorno di

Giove

se non coincide con feste sante, né in maggio né in alcun altro tempo, né i giorni delle

larvae

o dei topi o qualsiasi altro giorno che la domenica. Nessun cristiano dovrebbe mostrarsi devoto agli

dei del trivio, dove tre strade si uniscono

, né partecipare alle

fanes

feste

delle rocce, delle sorgenti, dei boschi o degli angoli.

Nessuno dovrebbe permettersi di appendere

filatteri

(talismani)

al collo di uomini o animali, anche se vengono fatti da preti e anche se viene detto che contengono reliquie o sacre scritture, perché non c'è alcuna cura di Cristo in queste cose ma solo il veleno del diavolo.

Nessuno dovrebbe permettersi di fare lustrazioni ("purificazioni") o incantesimi usando erbe, o

far passare il bestiame attraverso un albero cavo

o un fosso perché così lo si consacra al diavolo. Nessuna donna dovrebbe permettersi di

appendere al collo l'

ambra

o invocare Minerva o altri esseri maledetti mentre tessono o colorano i loro tessuti ma in tutte le opere rendete grazie solo a Cristo e confidate nel potere del suo nome con tutto il vostro cuore. Nessun si azzardi a

gridare quando la luna è eclissata,

perché è per ordine di Dio che ogni tanto avvengon le eclissi. Né si tema la luna nuova o si abbandoni per questo il lavoro. Perché Dio fece la luna per questo, per segnare il tempo e attenuare l'oscurità della notte, non per ostacolare il lavoro né per rendere pazzi gli uomini come credono gli sciocchi, i quali ritengono che i lunatici siano posseduti da demoni provenienti dalla luna. Nessuno deve

chiamare signore il sole o la luna

o giurare in loro nome perché essi sono creature di Dio e servono i bisogni dell'uomo per ordine di Dio.

Nessuno

predica il destino o la fortuna o l'oroscopo

da coloro che credono che l'uomo debba essere ciò per cui è nato.

Soprattutto, qualsiasi malattia accada, non cercate

incantatori o divinatori o stregoni o maghi

, non usate diabolici filatteri attraverso

sorgenti e boschi o incroci

. Ma lasciate che il malato confidi unicamente nella misericordia divina e prenda il corpo e il sangue di Cristo con fede e devozione e chieda devotamente alla chiesa la benedizione e l'unzione, con la quale il suo corpo sarà unto nel nome di Cristo e, secondo l'apostolo, "la professione di fede salverà l'infermo e il Signore lo illuminerà.

I giochi diabolici e i balli o i canti

dei gentili siano proibiti. Nessun cristiano dovrà farli perché ciò lo renderà un pagano. Né è giusto che un

salmo diabolico

esca dalla bocca di un cristiano dove è stato posto il sacramento di Cristo, che è adatta soltanto a lodare Dio. Perciò, fratelli, rifiutate tutte le invenzioni del nemico con tutto il vostro cuore e fuggite questi sacrilegi con orrore. Non venerate altre creature oltre a Dio e ai suoi santi. Evitate

le sorgenti e gli alberi che chiamano sacri

. Vi è proibito

fare il lituo che essi piazzano ai crocicchi

e ovunque ne troviate uno voi dovete bruciarlo con il fuoco. Perché voi dovete credere di poter essere salvati con nessun'altra arte che l'invocazione e la croce di Cristo. Come sarebbe possibile altrimenti che i boschi dove questi uomini miserevoli fanno i loro riti sono stati abbattuti e la legna proveniente da lì è stata data alla fornace? Vedete come è sciocco l'uomo, che

onora degli alberi morti, insensibili

e disprezza i precetti di Dio onnipotente. Non credere che

il cielo o le stelle o la terra o qualsiasi altra creatura debba essere adorata

oltre a Dio, perché egli creò e dispose di tutti loro.»

Revival

Nel mwaxkXVIII secolo, in Inghilterra e in Galles si è assistito a un revival druidico ispirato, fra gli altri, da mwaxoJohn Aubrey, mwaxsJohn Toland e William Stukely. Non ci sono invece prove sicure che mwax0William Blake fosse in qualche modo coinvolto in questa ondata di revival e potesse addirittura essere stato un mwax4Arcidruido. Aubrey è stato il primo scrittore moderno a legare mwax8Stonehenge ed altri mwayamonumenti megalitici con il druidismo, una imprecisione che ha influenzato l'idea comune del druidismo per la maggior parte del XX secolo. mwayeModern Druidic groups have their roots in this revival, e some claim that Aubrey was an archdruid in possession of an uninterrupted tradition of Druidic knowledge, though Aubrey, an uninhibited collector of lore e gossip, never entered a corroborating word in his voluminous surviving notebooks. Toland was fascinated by Aubrey's Stonehenge theories, e wrote his own book, without crediting Aubrey. He has also been claimed as an Archdruid. The Ancient Druid Order claim that Toland held a gathering of Druids from all over Britain e Ireland in a London tavern, the Appletree, nel mwaym1717. L'Antico Ordine dei Druidi fu fondato nel mwayq1781, guidato da Henry Hurle e apparentemente incorporato nelle idee mwayymassoniche. Una figura centrale di quel periodo è stata Edward Williams, più noto come mwaycIolo Morganwg: i suoi scritti, pubblicati postumi come mwaygI Manoscritti di Iolo (mwayk1848), e mwayoBarddas (mways1862), continuano ad influenzare il druidismo contemporaneo. Williams sosteneva di aver ottenuto il suo sapere ancestrale durante un "mwaywGorsedd dei Bardi delle Isole Britanniche" che aveva ritrovato, ma negli anni settanta gli scritti preparatori di quel testo furono trovati fra le sue carte, dimostrando come anche quel testo fosse stato inventato di suo pugno.

I Druidi nell'opera lirica

L'mway8opera lirica mwazaNorma di mwazeVincenzo Bellini ha per protagonista Norma, figlia del capo dei Druidi.

I druidi oggi

Il mwazqDruidismo Moderno (Modern Druidism, Modern Druidry) è una continuazione del revival del XVIII secolo e si pensa dunque che abbia alcune connessioni con l'antica religione (se non molte). Il Druidismo Moderno comprende due branche: culturale e religiosa. I druidi orientati alla cultura tengono una competizione di poesia, letteratura e musica, nota come mwazuEisteddfod tra le popolazioni di origine celtica (Gallesi, Irlandesi, della Cornovaglia, Bretoni, ecc). Il Druidismo religioso moderno è una forma di mwazyneopaganesimo costruita ampiamente intorno a testi prodotti nel XVIII secolo o successivamente, insieme alle rare fonti romane e alto-medievali.

Non è sempre facile distinguere tra le due branche, poiché gli ordini di Druidi orientati alla religione possono accettare membri di qualunque religione o non credenti, mentre gli ordini orientati alla cultura possono non indagare sulle credenze religiose dei loro membri. Entrambi i tipi di ordini druidici possono perciò contenere membri orientati alla religione e membri non orientati alla religione. Molti personaggi famosi in Gran Bretagna sono stati iniziati in ordini druidici, compreso mwazgWinston Churchill. Il caso di Churchill illustra la difficoltà di distinguere tra le due branche, dato che gli storici non sono nemmeno certi a quale ordine si sia unito, l'Antico Ordine dei Druidi o l'Antico e Archaeological Ordine dei Druidi, e a maggior ragione per quale motivo vi si sia affiliato.

Frammenti di un mwazwcalendario lunare druidico incisi su una sfoglia di bronzo sono stati scoperti a mwaz0Coligny in Francia nel 1897. Il "mwaz4calendario di Coligny" ha generato interesse da allora (vedi link in calce).

Note

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cite-note-0-1616. La sopravvivenza fino al XVI secolo di questa visione idealizzata del druida è attestata dall'introduzione del "mwaiqDe Magia" di Giordano Bruno: «mwaiuMagus primo sumitur pro sapiente, cuiusmodi erant Trimegisti apud Aegyptios, Druidae apud Gallos, Gymnosophistae apud Indos, Cabalistae apud Hebraeos, Magi apud Persas (qui a Zoroastre), Sophi apud Graecos, Sapientes apud Latinos». mwaigmwaik
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cite-note-251. il primo dell'mwam8anno.
cite-note-262. mwanmVetula: una figurina della Donna Anziana (mwanqOld Woman). Un romano l'avrebbe equiparata a mwanuEcate, ma il significato esatto di questo personaggio nei Paesi Bassi pagani non è certo.
cite-note-273. Orco, un dio etrusco/romano degli inferi (mwankUn saggio su Ade/Orco mwanoArchiviato il 4 aprile 2005 in mwansInternet Archive.).
cite-note-284. mwaoaLarvae ("spiriti maligni"): questo testo latino si riferisce più specificatamente alle mwaoeLemuria, cerimonia romana per i defunti, piuttosto che a quella celtica, che aveva luogo a mwaoiSamhain.
cite-note-295. mwaoyGregorio di Tours considerava di grande importanza i filatter.

Bibliografia

• Anonyme, Le Dialogue des deux Sages présenté et annoté par Christian-Joseph Guyonvarc'h, Bibliothèque scientifique Payot, Paris, 1999, ISBN 2-228-89214-9
• Jean-Louis Brunaux, Les druides: Des philosophes chez les Barbares, Éditions du Seuil, Paris, 2006, ISBN 978-2-02-079653-8
• mwao42006, Celtic Culture: A Historical Encyclopedia, a cura di John T. Koch, vol. 5, Santa Barbara/Oxford, ABC-Clio, pp. XXVIII + 2128, ISBN 1-85109-440-7.

Voci correlate

• mwapiGutuater

Altri progetti

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• Wikizionario
• Wikimedia Commons

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su druido

Collegamenti esterni

• citereftreccani-itdruido, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaRaymond Lantier, DRUIDI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.
• citerefdizionario-di-storiadruido, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Druid, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwapk(EN) mwapoA Little History of Druidry di Greywolf
• mwapw(EN) mwap0La Religione degli Antichi Celti di J. A. MacCulloch (1911)
• mwap8(EN) mwaqaDruidi Irlandesi E Vecchie Religioni Irlandesi di James Bonwick (1894)
• mwaqi(FR) L'Arbre celtique, su arbre-celtique.com.
• mwaqq(EN) mwaquThe Veil of Isis; Or, Mysteries dei Druidi di W. Winwood Reade (1861)
• mwaqcIl Calendario di Coligny, su celticworld.it. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
• mwaqk(EN) [mwaqoCopia archiviata, su druidry.org. URL consultato il 30 agosto 2007 (archiviato dall'url originale il 2 dicembre 1998). The Order of Bards, Ovates e Druidi] The oldest and largest Druid order del mondo, based in Inghilterra